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Psicosintesi * Psicologia * Vita

Category: Psicologia Transpersonale (page 1 of 2)

Nascita della Psicologia Transpersonale

    L’ufficializzazione della
Psicologia Transpersonale si avrà intorno alla fine degli anni sessanta. Per
chi come me conosce e studia l’opera di Assagioli non è possibile nascondere un
certo senso di “umana ingiustizia” nel vedere come tale approccio psicologico
fosse non solo già presente agli albori della Psicologia scientifica ma fosse
già stata inaugurata ed approfondita con modelli e tecniche che nella
Psicosintesi sono sotto forma di apogeo e ancora da esplorare nella loro
interezza. Insomma la Psicosintesi, che come già detto si presenta all’inizio
del secolo appena trascorso come già delineata in linee di massima, alla luce
delle odierne letterature sul tema, si pone certamente come la più omogenea ed
integrale nel panorama della Psicologia Transpersonale, considerando anche il
suo ecletticismo metodologico e culturale. Si assiste infatti oggi alla nascita
di nuovi modelli e anche ad “aggiustamenti” di vecchi, provenienti da
tradizioni psicologiche che storicamente erano lontane dagli aspetti spirituali
dell’esperienza umana, come la psicanalisi, che introducono concetti e
metodiche del tutto similari e comunque alle volte non all’altezza di ciò che
Assagioli esprimeva molte decade fa. Nulla di male in questo se si considera il
lento cammino dell’uomo alla ricerca di sé da una prospettiva storica,
culturale e civile ma il fatto che un simile autore ed un simile modello non
vengano spesso neppure citati come vera e propria fonte non solo ispiratrice  della Psicologia Transpersonale odierna,
muove sentimenti di forte ingiustizia. Questo sentimento non è tanto legato ad
un fidelismo, sterile se lo fosse, verso l’autore della Psicosintesi o verso il
suo modello, ma è legata al fatto che spesso si tratta di cominciare la costruzione
di un “ponte”, difficile sotto molti aspetti realizzativi, che si trova in
stato molto avanzato di realizzazione poco più a monte e che non essendo
conosciuto rischia di produrre una considerevole “perdita di energie e tempo”
sul tema del transpersonale e psicoterapia. Il ponte già esiste si chiama
Bio-Psicosintesi e non è ultimato in quanto il tema che tratta è di per sé
illimitato. Ovviamente non è l’unica ed insostituibile traccia, sono numerose
le figure che hanno in modi diverse tracciato la via (Jung tra i più notevoli),
ma la Psicosintesi si distingue per struttura e vastità.

Il senso di ingiustizia è anche
legato al fatto che fu proprio Assagioli ad importare in Italia la
Psicoanalisi, che per il suo tempo ha rappresentato certo un momento di rottura
sul tema della cura e immagine della psiche, e come per una sorta di
“giustizialismo”, per avere abbandonato poco dopo la via maestra indicata da
Freud , Assagioli sia caduto nel dimenticatoio del panorama psicologico della
sua e nostra nazione insieme al sua Psicosintesi tra l’altro l’unica scuola
psicologica Italiana. È paradossale che in certi ambiti sia più conosciuto
fuori che dentro i confini nazionali, ma d’altronde “Nemo propheta in patria”.

 La storiografia attuale sul tema che può essere
incontrata sui siti internazionali  per
esempio tratta l’argomento in questo modo:

“ Nel 1967 un piccolo gruppo di lavoro comprendente Abraham Maslow,
Anthony Sutich, Stanislav Grof, James Fadiman, Miles Vich, e Sonya Margulies si
incontrò a Menlo Park in California, con l’intento di creare una nuova
psicologia che onorasse l’intero spettro dell’esperienza umana, inclusi vari
stati di coscienza non-ordinari.

Durante
queste discussioni Maslow e Sutich seguirono il suggerimento di Grof e
chiamarono la nuova disciplina "psicologia transpersonale". Questo
termine prese il posto dell’appellativo originario "transumanistica"
o “rivolta oltre le questioni umanistiche”. Subito dopo formarono
l’Associazione di Psicologia Transpersonale (ATP) e pubblicarono il Giornale di
Psicologia Transpersonale. Parecchi anni dopo, nel 1975, Robert Frager fondò
l’Istituto (Californiano) di Psicologia Transpersonale a Palo Alto, che è
rimasto un punto di riferimento nei settori dell’educazione, della ricerca e
della terapia Transpersonale per oltre trent’anni. “

Modelli quali la Psicosintesi di
Assagioli, la Logoterapia di Frankl, la Psicologia Analitica di Jung, la
Psicoterapia Spirituale di Carl Durckheim ed altre, sono modelli psicologici
transpersonali ante-litteram europee e anticipano anche di sessant’anni la
nascita della psicologia transpersonale ufficiale. Esistono poi documenti che
attestano come Assagioli già intorno al 1914 parlasse di Psicologia
Transpersonale.

 

La religione e tradizione cristiana, che
coincide per lo più col mondo occidentale, può essere vista come un potente
modello di crescita umana prima della comparsa delle scienze. In un certo senso
molte delle figure oggi sante e di altre come Dante Alighieri con la sua Divina
Commedia, potrebbero tranquillamente essere definiti “psicoterapeuti pre
tempore” di straordinaria efficacia e potenza, tali da resistere ai cambiamenti
epocali. Parlo della religione cristiana in quanto può essere considerata il
substrato essenziale, che a sua volta preceduto dalle culture pre-cristiane e
loro costumi (prime tra tutte la filosofia greca e le religioni pagane),
costituiscono il terreno su cui la scienza e la psicologia occidentale si sono
sviluppate. Concetti quali quello di pietà, umiltà, amore, devozione,
solitudine, fratellanza, giustizia, gloria ed altri trovano nella tradizione
cristiana una potente fonte di divulgazione ed esperienza, spesso però poi
corrosa dalla condizione umana e storica tale da inficiare il messaggio
cristiano stesso. La cultura illuministica che darà vita alla scienza moderna e
poi alla Psicologia nasce su queste fondamenta, e quando i tempi saranno maturi
appunto a cavallo tra ottocento e fine novecento  superando i confini del così detto Occidente
genereranno la psicologia transpersonale come scienza, proprio attraverso
quelle figure come Assagioli e jung che volsero il loro sguardo verso le
culture orientali ed in generale oltre i confini teorici della cultura
occidentale, cercando di favorire così un sorta di sintesi universale.

 

La psicologia transpersonale, o
quarta forza, ha messo in luce alcune delle maggiori concezioni errate nei
filoni psichiatrici e psicologici principali. Ha inoltre risposto ad
osservazioni importanti che provengono dalla moderna ricerca sulla Coscienza e
da parecchi altri campi , per le quali il paradigma scientifico esistente non
aveva spiegazioni adeguate.

Cito ciò che esprime Michael
Harner, Antropologo americano che per il fatto di presentare buone credenziali
accademiche lo esula da facili attacchi circa i presupposti delle sue
concezioni,  egli sperimentò, nel suo
lavoro sul campo in Amazzonia, una potente iniziazione sciamanica, ed ha
riassunto brevemente le imperfezioni della psicologia accademica nella
prefazione del suo libro “La via dello sciamano” (Harner 1980). Egli suggerisce
che la comprensione della psiche nella civiltà industriale è gravemente di
parte, cioè etnocentrica e cognicentrica (un termine migliore potrebbe essere
pragmacentrica).

È etnocentrica nel senso che è
stata formulata e promossa da scienziati materialistici occidentali che
considerano la propria prospettiva superiore a quella di ogni altro gruppo
umano in qualsiasi momento storico.

Secondo questi scienziati la
materia è primaria, mentre la vita, la coscienza e l’intelligenza sono suoi
prodotti secondari più o meno accidentali.

 Essi ritengono che la spiritualità in
qualsiasi forma e livello non è che il riflesso dell’ignoranza dei fatti
scientifici, della superstizione, della credulità infantile, dell’autoinganno e
del pensiero magico primitivo. Le esperienze spirituali dirette che coinvolgono
figure e reami archetipici sono viste come prodotti patologici del cervello.
Gli psichiatri moderni del filone principale interpretano le esperienze
visionarie dei fondatori delle grandi religioni, dei santi e dei profeti, come
manifestazioni di malattie mentali gravi, sebbene essi manchino di una
spiegazione medica adeguata e di dati di laboratorio necessari a convalidare
tale posizione.

La letteratura psichiatrica
contiene numerosi articoli e libri che discutono su quale potrebbe essere la
diagnosi clinica appropriata per molte delle grandi figure della storia
spirituale.

Sant’Antonio è stato definito
schizofrenico, San Giovanni della Croce è stato invece etichettato come
“degenerato ereditario”, Santa Teresa D’Avila e’ stata liquidata come una
"grave psicotica isterica" e le esperienze mistiche di Maometto sono
state attribuite all’epilessia.
Addirittura i profeti, quindi, delle principali religioni mondiali, quale il
Buddha, Gesù, Ramakrishna, e Sri Ramana Maharshi sono stati visti come affetti
da psicosi a causa delle loro esperienze visionarie e delle loro credenze.
(Franz Alexander 1931).

Allo stesso modo altri
antropologi hanno discusso della possibilità di diagnosticare gli sciamani come
schizofrenici, psicotici ambulanti, epilettici o isterici.

Sempre il famoso psicanalista
F. Alexander, conosciuto come uno dei fondatori della medicina psicosomatica,
ha scritto un saggio in cui persino la meditazione buddista è descritta in
termini psicopatologici e si riferisce ad essa come "catatonia
artificiale".

La psicologia e la psichiatria
occidentali descrivono i rituali e la vita spirituale di culture antiche e
native in termini patologici, mentre i pericolosi eccessi della civilizzazione
industriale che mettono potenzialmente in pericolo la vita sul pianeta, sono a
tal punto divenuti parte integrante della nostra vita che raramente attraggono
l’attenzione di medici e ricercatori, né vengono riconosciuti come patologici.

 Persone che hanno stati mistici che possono
potenzialmente trasformare una vita, o le condizioni che Assagioli descrive
come crisi di “risveglio” della coscienza finiscono ospedalizzate con diagnosi
stigmatizzanti e prescrizioni farmacologiche soppressive.

Questo é ciò a cui ci si
riferisce parlando di polarizzazione etnocentrica nel giudicare ciò che é
normale e ciò che e’ patologico.

La psichiatria e la psicologia
occidentali mostrano anche una forte polarizzazione cognicentrica. Con questo
si vuole sottolineare che queste discipline formularono le loro teorie sulla
base di esperienze e osservazioni fatte dal punto di vista di stati di
coscienza ordinari e hanno sistematicamente evitato o interpretato erroneamente
le prove fornite da stati non ordinari, come i risultati ottenuti da osservazioni
fatte in terapie psichedeliche, in potenti psicoterapie esperienziali, o il
lavoro svolto con individui in crisi psicospirituali, varie ricerche
meditative, studi in campo antropologico o tanatologico . I dati di rottura di paradigma provenienti da queste aree di
ricerca sono stati o sistematicamente ignorati o mal giudicati e male
interpretati a causa della loro fondamentale incompatibilità con il paradigma
imperante.

La psicologia transpersonale ha
fatto significativi progressi verso la correzione della polarizzazione
etnocentrica e cognicentrica della psichiatria e della psicologia,
particolarmente con il riconoscimento della natura e del valore delle
esperienze transpersonali.

Alla luce delle osservazioni
che provengono dallo studio degli stati non-ordinari di coscienza,"
l’attuale irrispettosa denigrazione e patologizzazione della
spiritualità", caratteristica del materialismo monistico, appare ora
improponibile.

Negli stati non-ordinari, le
dimensioni spirituali della realtà, possono essere sperimentate direttamente in
un modo altrettanto convincente della nostra esperienza quotidiana del mondo
materiale, se non di più. E’ anche possibile descrivere passo dopo passo le
procedure e i contesti appropriati che facilitano l’accesso a tali esperienze. Di
ciò la Psicosintesi rappresenta senza dubbio una mappa ben comprovata.

Uno studio accurato delle
esperienze transpersonali dimostra che esse sono ontologicamente reali e
contengono informazioni circa dimensioni di esistenza importanti e solitamente
nascoste, le quali possono essere consensualmente convalidate.

In generale lo studio degli
stati non-ordinari di coscienza conferma la visione di C. G. Jung secondo la
quale le esperienze originate a livelli profondi della psiche, (esperienze
“transpersonali”) hanno una certa qualità che egli chiama (riprendendo il
termine di Rudolph Otto) "Numinosità "(Jung 1964 ).

Il termine "
Numinoso" e’ relativamente neutrale e quindi preferibile ad altre
denominazioni simili, come religioso, mistico, magico, santo o sacro, che sono
spesso state usate a fini non certo universali e possono facilmente trarre in
inganno. Il senso di "numinosità" è basato sull’apprendimento diretto
del fatto che siamo di fronte ad un reame che appartiene ad un ordine di realtà
superiore, sacro e radicalmente diverso dal mondo materiale.

Per prevenire incomprensioni e
confusioni che hanno compromesso molte altre discussioni simili in passato, e’
necessario fare una chiara distinzione fra spiritualità e religione. La
spiritualità e’ basata su esperienze dirette di aspetti e dimensioni di realtà
non-ordinari e non necessita per essere esperita di un luogo speciale o di una
persona ufficialmente preposta a mediare il contatto col divino.

I mistici non hanno bisogno di
chiese o templi. Il contesto in cui essi sperimentano la dimensione sacra della
realtà, compresa la loro stessa divinità, è il loro corpo e la natura ; e al
posto di un prete officiante, necessitano di ricercatori e compagni a loro
affini o la guida di un maestro più evoluto di loro nel cammino interiore.

La spiritualità consiste in
uno speciale tipo di relazione fra l’individuo e il cosmo ed è, in essenza, un
fatto personale e privato.

Dott. Andrea Marsanich 

Psicosintesi Transpersonale

    Assagioli distingue nettamente
ciò che chiama l’esperienza del Se transpersonale (anche chiamata “esperienza
delle vette”) da ciò che è lo studio del supercosciente vero territorio della
Psicologia Transpersonale. Assagioli circa l’esperienza del Se transpersonale
scrive :

    “…è uno stato di coscienza che
può essere , ed è, sperimentato, vissuto, in certi momenti di elevazione, di
uscita dai limiti della consapevolezza ordinaria. In esso si prova un senso di
allargamento, di espansione senza limiti, pervaso da intensa gioia e
beatitudine. È essenzialmente ineffabile, non esprimibile in parole.

    Qui si viene a contatto col Mistero, con la Realtà suprema. Di questo
non posso parlare; è oltre i confini della scienza, della psicologia. Ma la
Psicosintesi può aiutare ad avvicinarsi, ad arrivare a quella soglia, e questo
è già molto
.”

    Come noto la Psicosintesi può
essere intesa come due momenti. Questi due momenti che coincidono con Psicosintesi personale e quella transpersonale non devono
necessariamente essere considerate la prima propedeutica all’altra, anche se
questo solitamente è ciò che avviene 
nella prassi della psicoterapia, ma come le parti essenziali di un unico
percorso, che continuamente si presentano e separatamente e contemporaneamente.
Inoltre quella transpersonale non è in psicoterapia qualcosa di necessario o in
qualche modo imposta dal terapeuta, anzi può non essere del tutto considerata,
anche se essa comunque rimane sotto forma di pieno rispetto e volontà di
contatto verso il Se del paziente.

    Con la Psicosintesi si
prospetta un potente sentiero all’autorealizzazione, del tutto conforme alle
ipotesi ed ai metodi della scienza odierna. Questo sentiero passa per l’azione
e la responsabilità diretta e noi non siamo più oggetti passivi dei capricci
del caos o della vita ma ne assumiamo in modo sempre maggiore il controllo,
accettandone il presente come inevitabile contenitore del passato, consapevoli
di preparare in ogni istante il proprio futuro. Il supercosciente è per
Assagioli un aspetto latente della dimensione umana, di norma queste
potenzialità sono inconsapevoli (inconscio superiore), esse corrispondono ai
valori e possibilità superiori dell’uomo, ma anche a ciò che, sebbene presente
alla nostra coscienza, eleva l’uomo ben più del solo raziocinio, dall’amore,
alla bellezza, dalla giustizia alla pietà, dagli slanci creativi
dell’intuizione artistica a quelli 
sofisticati e lucenti dell’intuizione scientifica ed ancora oltre fino
al divino che è in noi.

    Questo modello è anche metodo
che prevede strumenti e tecniche adeguate atte a provocare un movimento verso
l’immenso mondo interiore dell’uomo senza mai per questo abbandonare i
necessari requisiti di obbiettività e realtà fenomenica. La Psicosintesi, pur
accettando e non celando le difficoltà che tale processo di autosservazione di
sé comporta, si pone in armonia con il naturale, ed allo stesso tempo sacro,
incessante mutamento e rinnovamento dell’universo, legge alla quale tutto è
soggetto. L’uomo che nel suo libero arbitrio si oppone a tale mutamento, a
causa delle ferite che l’esistenza terrena comporta, si allontana sempre più
dalla propria intima e reale essenza, moltiplicando così il propria dolore, la
propria solitudine. La Psicosintesi allora può soccorrere nell’orientare ed
evocare il cammino interrotto.

Nascita della Psicologia Umanistica

Dagli anni ’50,un
nuovo tipo di paziente ha cominciato ad essere sempre più presente nella
letteratura Psicoterapeutica. I motivi che spingevano sempre più persone ad
intraprendere un percorso terapeutico erano e sono legati ad argomenti di
“insoddisfazione” nella vita ordinaria. Questo paziente sperimenta troppo
stress, relazioni personali insoddisfacenti, essere troppo timido o reattivo,
ecc. Non mi riferisco qui all’aumento delle personalità così dette borderline
che oggi sembrano essere tra i pazienti quelli più rappresentativi ma a
“disturbi” molto meno gravi o seri che sembrano collocarsi su un piano di non
realizzazione, anche se volendo tutte le patologie rientrano in problematiche
“reallizzative” ma di diversa severità. Questo nuovo tipo di paziente quindi
nonostante sia evidentemente sofferente e a volte anche molto, non presenta
alcun sintomo evidente che lo possa includere all’interno della nosologia
psicopatologica classica. Utilizzando i criteri teorici di ciò che la
Psicologia clinica e Psichiatria aveva fin lì prodotto, questo tipo di paziente
avrebbe dovuto essere perfettamente felice anche secondo gli ordinari criteri
sociali, dato che funzionava bene ed aveva tutte le caratteristiche che si
ritiene producano felicita’; cose come relazioni umane sufficientemente
soddisfacenti, una buona vita sessuale, rispetto nella comunità, buoni lavori
ed un sacco di soldi e cose materiali. I loro problemi erano del genere:
"La vita e’ tutta qui?" o "Sono stufo di diventare sempre più
ricco, non c’è qualcosa di più?"

Questi "nevrotici
esistenziali", come erano chiamati, volevano più significato di quanto la
società occidentale potesse dar loro.

La nascita della Psicologia Umanistica non nasce per far fronte a queste
“novità” ma per ragioni ben più convincenti. Il portavoce principale e
maggiormente rappresentativo di questa nuova corrente è stato il noto psicologo
americano Abraham Maslow.

Egli offriva una critica
incisiva dei limiti del comportamentismo e della psicoanalisi, ossia
rispettivamente della prima e della seconda forza in psicologia, ,come era
solito definirle, e formulò i principi di un nuovo approccio alla psicologia
(A. Maslow).

L’obiezione principale di
Maslow al comportamentismo riguardava lo studio degli animali, quali ad esempio
il ratto e il piccione; egli evidenziò i limiti di quegli studi sottolineando
che essi possono solo contribuire a chiarire quegli aspetti del funzionamento
umano che noi condividiamo con questi animali, ma non hanno alcuna rilevanza
per la comprensione di qualità più elevate squisitamente umane, specifiche
della natura umana, quali l’amore, l’autocoscienza, la giustizia,
l’autodeterminazione, la libertà personale, la moralità, l’arte, la filosofia,
la religione e la scienza. Tali studi sono inoltre relativamente inutili
rispetto ad altre caratteristiche negative specificamente umane, quali
l’avarizia, il desiderio di potere, la crudeltà, e la tendenza all’
“aggressione maligna".

Maslow nella sua critica ha
inoltre rilevato il disinteresse dei comportamentisti per la coscienza e
l’introspezione ed il loro concentrarsi esclusivamente sullo studio del
comportamento; il loro interesse si focalizzava con enfasi sull’effetto
determinante dell’ambiente, sui meccanismi di stimolo/risposta e di
ricompensa/punizione; questa visione venne sostituita nella psicologia
umanistica con una focalizzazione sulla capacità individuale dell’essere umano
di essere interiormente motivato a realizzare se stesso e a sviluppare il
proprio potenziale.

L’interesse primario della
psicologia umanistica, la terza forza di Maslow e poi di altri importanti
autori come C. Rogers, si concentrava sui soggetti umani, e questa disciplina
teneva in alta considerazione la coscienza e l’introspezione come importanti
complementi dell’approccio oggettivo alla ricerca.

Nella sua critica alla
psicoanalisi, Maslow indica come Freud e i suoi seguaci traessero conclusioni
circa la psiche umana principalmente dallo studio della psicopatologia: egli
non era d’accordo con il loro “riduzionismo biologico” di tutti i processi
psicologici ad istinti di base.

La psicologia umanistica,
d’altra parte, si concentrava su popolazioni sane, o persino su individui che
mostravano funzionamenti supernormali in varie aree ("gli individui più
evoluti fra la popolazione” di Maslow), sulla crescita, sul potenziale umano e
sulle funzioni più alte della psiche.

Inoltre ha enfatizzato che la
psicologia deve mostrarsi sensibile ai bisogni umani pratici e servire
interessi e obiettivi importanti della società umana. Alcuni anni dopo Abraham
Maslow ed Anthony Sutich fondarono l’associazione per la psicologia umanistica
(AHP) e la sua rivista omonima.

Il nuovo movimento diventò
estremamente popolare fra i professionisti del settore medico-sanitario, prima
americano e poi mondiale, della salute mentale e anche fra il grande pubblico.

 

Una delle qualità importanti di
queste nuove terapie è stata quella di determinare uno spostamento decisivo
dalle strategie esclusivamente verbali della psicoterapia tradizionale, verso
una modalità di espressione diretta delle emozioni, dall’esplorazione della
storia individuale e della motivazione inconscia, verso le sensazioni ed i
processi di pensiero dei clienti nel
qui ed ora. Un’altro aspetto importante di questa rivoluzione terapeutica è
stato il focalizzarsi sull’interconnessione fra psiche e corpo e il superamento
del tabù del “contatto fisico” che precedentemente dominava il campo della
psicoterapia; varie forme di lavoro sul corpo sono quindi venute a costituire
una parte integrante delle nuove strategie di trattamento.

La terapia Gestalt di Fritz
Perls, la bioenergetica di Alexander Lowen ed altri metodi neo-reichiani, i
gruppi di incontro e le “sessioni-maratona” tipo quelle promosse sempre dal
modello gestaltico, possono venire qui menzionate come esempi salienti di
terapie umanistiche.

Nonostante la popolarità della
psicologia umanistica, gli stessi fondatori, Maslow e Sutich, divennero sempre
più insoddisfatti della struttura concettuale che avevano originariamente
generato.
La rinascita di interesse verso le varie tradizioni mistiche, la
meditazione, la saggezza antica ed aborigena e le filosofie orientali, come
pure la diffusa sperimentazione psichedelica durante i tempestosi anni ’60,
rese assolutamente chiaro che una psicologia esaustiva ed interculturale, per
essere completa, dovesse includere osservazioni da aree quali stati mistici,
coscienza cosmica, esperienze psichedeliche, fenomeni di trance, creatività ed
ispirazione religiosa, artistica e scientifica.

Personaggi come lo stesso
Assagioli, Victor Frankl, Jung, ed altri interpreti del cammino dell’uomo come
Martin Buber per citare i più “luminosi” dell’epoca, comunicando le loro
esperienze e le loro opere diedero inoltre vita a notevoli influenze nel campo
della psicologia. Evidentemente quella umanistica, che nel frattempo era
riuscita a ritagliarsi un vasto spazio nel panorama scientifico, era la più
pronta a recepire il messaggio di quelli, che possono essere definiti
precursori e padri della psicologia transpersonale.

Maslow e Suitich divennero
sempre più consapevoli di aver tralasciato un elemento estremamente importante:
la dimensione spirituale della psiche umana (Sutich).

Dott. Andrea Marsanich

 


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